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Ultimo aggiornamento: 9:05

L’esplosione durante le operazioni di sgombero a Castel D’Azzano, è costata la vita a tre carabinieri, è una vicenda che si trascina da anni e aveva rischiato di trasformarsi in tragedia, come avvenuto nella notte tra lunedì e martedì. Era uno sgombero considerato a rischio: sul posto c’erano infatti anche le Unità operative di pronto intervento dei carabinieri, specializzate in azioni antiterrorismo. Già un anno fa, ad ottobre 2024, Franco Ramponi, 64 anni, allevatore e agricoltore e la sorella Maria Luisa, 58, dovevano lasciare la loro abitazione di via San Martino, ma all’arrivo dell’ufficiale giudiziario il terzo fratello, Dino, aveva riempito la casa di gas.

La situazione aveva fatto desistere il pubblico ufficiale, tornato sul posto a novembre dello stesso anno accompagnato, questa volte, dalle forze dell’ordine e da i vigili del fuoco. Questa volta erano stati Franco e Luisa a opporre resistenza salendo sul tetto della casa, riuscendo nel loro intento di allontanare il custode giudiziario. Fu proprio in una di queste occasioni che uno dei tre fratelli si cosparse di benzina minacciando di darsi fuoco.

Come riporta L’Arena, quel giorno Franco aveva affermato di essere “l’unico titolare e il tribunale mi contesta di non essere rientrato da un debito fatto con la banca, ma che io non ho firmato. È stato mio fratello Dino ad accedere al prestito che non ha onorato, solo che ha firmato col mio nome, perché sono io il proprietario. Ci sono perizie calligrafiche che parlano chiaro: quella non è la mia firma”. Aveva poi aggiunto: “Ci hanno messo alle strette e a breve ci toccherà fare le valigie e sloggiare, probabilmente a dicembre. Magari riuscissi a trovare una stalla in affitto dove portare mucche e vitelle, così continuerei a lavorare. Ma per la casa? Io e mia sorella siamo sotto un ponte”.