Cucina: regno delle donne. Trito e passatista slogan che solo la personalità di Marianna Cosetta, siciliana nata nel 1885 ad Avola e lì morta due guerre mondiali e un boom economico dopo, nel 1963, poteva far brillare di libertà e rivoluzione. È lei la protagonista del romanzo Soltanto il giorno (Giunti, da oggi in libreria) di Santina Cosetta, 47enne di Messina, sua bisnipote all’esordio letterario – "emozionatissima e un po’ confusa" –, che da anni cesella la sua storia tra memoria orale familiare e ricerche d’archivio.
Santina Cosetta, da dove parte questo viaggio?
"Della mia bisnonna avevo sentito parlare sin da piccola: mio padre, un oratore meraviglioso, non ha mai smesso di tramandarne la memoria. È come se l’avessi sempre conosciuta. Marianna era un po’ come Mary Poppins ai suoi occhi. In borsa portava sempre gli strumenti da pasticciera e casa sua era piena di dolciumi. Ma la scrittura è partita otto anni fa, dopo già due anni di ricerca. E da allora non ho passato un giorno della mia vita senza scrivere di Marianna".
Perché era tanto affascinata dalla sua storia?
"Diciamo che era una donna molto atipica per i suoi tempi: atea, se ne fregava di tutto. Una pasticciera istruita che passeggiava altezzosa per strada, così mi raccontavano. Era proprio questo il punto: mi sorprendeva soprattutto il fatto che, pur essendo una trovatella, sapesse leggere e scrivere. Mi sono detta: “Dove ha studiato, com’è possibile?“. E volevo scoprirlo. Ho cercato di capire come fosse la vita dei trovatelli nel siracusano. E ho scoperto che lei era stata fortunata rispetto al destino comune, soprattutto in quanto femmina".













