Fiesole, 1943. Sirio, una bambina con il nome da maschio, cresce con la sua banda in un mondo dominato dall’orrore. Guerra, propaganda, paura. Nicoletta Verna (foto di Raimondi), nata a Forlì ma residente a Firenze, nel suo romanzo L’inverno delle stelle (Rizzoli, 2025) porta i ragazzini di oggi a guardare negli occhi i ragazzi di ieri. Stretti nell’orrore hanno scoperto che desiderare significa immaginare alternative. E anche assumersi una responsabilità. Quella della scelta. L’autrice ne parlerà a Seminare idee domenica alle 16 nel chiostro di San Domenico.

Cosa sognano, cosa desiderano Sirio e la sua banda? "Sono bambini che nascono e vivono nella guerra. Il loro desiderio più grande, la loro via di fuga è poter sperare in un mondo completamente diverso. E il modo in cui Sirio fugge dalla guerra è la ‘bugia’, nel senso di immaginazione, via di salvezza. E’ poter immaginare che sopra al mondo distrutto esiste una luce che dà un senso alla nostra esistenza. Lo racconta anche il nome della bambina: Sirio, la stella più luminosa".

Il suo libro precedente, I giorni di Vetro (2024), è diventato un caso letterario. Questo è il suo primo romanzo per ragazzi. E’ più complicato rivolgersi alle nuove generazioni? "E’ più complicato perché paradossalmente è più semplice. Un ragazzo ha un modo di esprimersi molto più chiaro degli adulti. E’ più diretto, ha meno scappatoie. Noi adulti ci nascondiamo, a volte, nelle parole: diventano la via più comoda. Sì, è stato complicato, ma anche liberatorio spogliare la realtà dagli orpelli. Un esempio: la banda di Sirio può dire che la guerra fa schifo. In bocca a un adulto sembrerebbe una frase semplicistica. Invece è solo una frase vera nella sua semplicità. Scritta in un romanzo svela la sua potenza. Perché la guerra fa schifo, punto".