È una delle grandi ospiti internazionali di Repubblica delle Idee. Messicana, vincitrice del premio Pulitzer nel 2024 con lo struggente L’invincibile estate di Liliana, da un paio d’anni tra le papabili vincitrici del premio Nobel, Cristina Rivera Garza porterà a Bologna, in dialogo con Raffaella De Santis, la sua narrativa vissuta come impegno.
L’incontro si intitola “La letteratura come pratica collettiva”: che senso ha oggi parlare di libri nelle piazze?
«In tempi di feroce individualismo e di aggregazioni fasciste è più importante che mai ricordare che la letteratura è un forum orizzontale in cui c’è spazio per le persone: singole, ovviamente, ma anche capaci di una connessione profonda e critica che ci apre all’ambiente circostante. La piazza, la festa e la conversazione ci appartengono».
Cosa dire a chi si sente disorientato? La letteratura può trovare parole nuove?
«Manipolato e sovraccaricato dai poteri di turno, il linguaggio della vita quotidiana a volte si irrigidisce e perde vitalità. Con il bisturi e il microscopio del suo lavoro, la letteratura osserva ciò che la circonda e sovverte quelle narrazioni sclerotizzate che così spesso ci chiudono il mondo davanti agli occhi. Le parole sono lì, assopite, talvolta sul punto di morire, ma ancora cariche dell’esperienza vitale che un tempo diede loro significato. La letteratura risveglia quel fossile — così lo chiamava Benjamin — sempre sul punto di tornare a esistere».








