Maria Attanasio non parla mai soltanto di letteratura. Anche quando racconta la nascita di un romanzo, finisce per interrogare il presente, la politica, la verità, la memoria collettiva. Con La Rosa Inversa (Sellerio, 2026) , romanzo candidato nella dozzina del Premio Strega 2026, la scrittrice siciliana torna a Caltagirone, alla sua storia profonda, alle sue voci sepolte, per costruire un’opera che parte dal Settecento e arriva fino al nostro tempo di fake news, guerre, migrazioni, disuguaglianze e smarrimento civile. L’autrice ha una convinzione netta: la letteratura non cambia il mondo da sola, ma può ancora dare uno sguardo critico, nominare ciò che la politica evita e restituire parola a chi la storia ha cancellato.
‘’Soffocava. La stanza della scrittura gli apparve all’improvviso angusta, polverosa: l’ultimo inganno dell’Ordine della Medusa. E la sua vita inutilmente spesa in un continuo andare, preparare riunioni, cercare adepti, intere notti a scrivere sul journal intime, dove aveva annotato pensieri, incontri, le forme liberate da tempo che sarà[…]’’
Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio, 2026)
La Rosa Inversa nasce attorno a un documento, a una relazione, a una voce del passato. Qual è stata la prima immagine, o la prima intuizione, da cui ha preso forma il romanzo?








