In tanti si sono innamorati de "I giorni di vetro" di Nicoletta Verna. Della protagonista Redenta, battagliera della vita con la gamba sbilenca. Una parabola di resistenza e ostinazione. Si capisce allora la curiosità nel ritrovare la scrittrice romagnola a teatro. Per la prima volta alle prese con il palco grazie a "Il mio nome è Maria Stuarda". Un lavoro debuttato a febbraio al Franco Parenti. Ottimamente accolto. E ora ripreso in Sala Blu, dal 3 al 7 giugno. Un monologo. Diretto da Andrea Piazza, giovane regista paolograssino su cui il Pier Lombardo sta puntando forte. Protagonista in scena invece Marina Rocco, attrice amatissima, spesso nelle produzioni di Andrée Ruth Shammah e Filippo Timi. Ma tante volte vista anche al cinema e in tv. Questa la squadra. Di un assolo in cui si torna agli orizzonti più umili (e meno male). Qui condividendo le vicende di Maria Stuarda, così chiamata per ragioni oscure dal babbo poverissimo. Nome regale ma destino parecchio faticoso, segnato da violenze e sopraffazione. Un fardello. Da sciogliere. Che inizia già negli anni 40 con le umiliazioni inflitte da un marito ossessivo e da un datore di lavoro che la tratta come una preda. Che fare? Ribellarsi. Prendere coscienza. Fra le macerie del dopoguerra. Quello di Maria Stuarda diventa quindi un flusso di parole che racconta di lotte, di cicatrici, di dolori. Un po’ memoria privata, un po’ denuncia civile. Dove si sottolinea come il corpo femminile torni ad essere "un campo di battaglia, la parola atto di resistenza". Mentre la regia spinge sui margini slabbrati dei ricordi. Territorio ibrido, di grande intensità emotiva. La testimonianza s’intreccia così all’evocazione, la consapevolezza al riscatto. Accompagnati per mano dal sassofono di Marina Notaro. Diego Vincenti
Il mio nome è Maria Stuarda. Solo la ribellione ti salva
In tanti si sono innamorati de "I giorni di vetro" di Nicoletta Verna. Della protagonista Redenta, battagliera della vita...







