di
Anna Fregonara
Le persone, in larga parte, sanno già cosa dovrebbero mettere nel piatto. Quello che manca è un ambiente alimentare che renda la scelta sana più facile rispetto alle alternative meno sane per la salute
La dieta sostenibile, la cosiddetta dieta planetaria che protegge la salute nostra e dell'ambiente, dipende non solo dalla forza di volontà dei singoli, ma anche dal contesto in cui facciamo la spesa, cuciniamo e mangiamo. È uno degli aspetti emersi dal 46° Congresso nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) che si è appena concluso a Bergamo, dove il gruppo SINU Giovani ha fatto luce sul futuro della dieta sostenibile e su un aspetto inedito: le persone, in larga parte, sanno già cosa dovrebbero mettere nel piatto. Quello che manca è un ambiente alimentare che renda la scelta sana più facile rispetto alle alternative meno sane per la salute, con vantaggi anche economici.
Modello mediterraneoLa dieta planetaria è nata nel 2019, quando gli scienziati della commissione EAT-Lancet hanno fissato i target dietetici capaci di tenere insieme i due obiettivi di salute umana e ambiente. A fine 2025 ne è uscita una nuova versione. «Il modello punta su un’alimentazione soprattutto vegetale - spiega Annalisa Giosuè, medico ricercatore presso il Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli -. Cereali integrali tutti i giorni, patate e altri tuberi amidacei in misura più contenuta, due porzioni a settimana, frutta e verdura in abbondanza e una presenza importante di legumi e frutta secca, da tre a cinque porzioni al giorno, assicurandosi che almeno una sia di frutta secca a guscio. Meno prodotti animali: una porzione di latte o derivati al giorno, ogni settimana due porzioni di carne bianca e di pesce, due uova, una porzione di carne rossa. I grassi vengono soprattutto da oli vegetali non tropicali come l’olio d’oliva. Quelli tropicali e i grassi animali, fonti di grassi saturi, sono ridotti a piccole quantità. Rispetto al 2019 compare una novità: oltre al limite dello zucchero a non più di 30 grammi al giorno, anche una soglia per il sodio sotto i 2 grammi. Il modello mediterraneo è l’esempio più studiato della dieta planetaria. Ha dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari sia in chi non si è ancora ammalato sia in chi ha già avuto problemi di cuore. Gli indici che misurano l’aderenza alla dieta planetaria, testati su popolazioni molto ampie, confermano che chi la segue di più ha un rischio minore di morte per qualsiasi causa e di malattie croniche».








