di
Elena Meli
Per affrontarla non basta più un approccio individuale. Bisogna prendere coscienza, collettivamente, di ciò che la determina e accresce il problema nel contesto sociale per agire di conseguenza. A cominciare (ma non a finire) dalle scelte alimentari
Prevenire l’obesità oggi è un obiettivo ambizioso, perché viviamo in un mondo in cui tutto congiura per farci prendere chili di troppo: dai cibi ultra-processati alla sedentarietà di vite sempre più digitali. Non è banale scegliere ogni giorno di seguire le abitudini corrette che aiutano a mantenere o ritrovare il peso forma. Ciò però non può essere un alibi per non provarci: lo ha sottolineato con forza su The Lancet Regional Health – Europe un gruppo di esperti di OBEClust (European Cluster of Obesity Research Projects), pochi giorni prima dell’avvio dell’European Congress on Obesity che si è tenuto di recente a Istanbul, dove sono stati diffusi i dati di quella che molti considerano la pandemia del terzo millennio. Il peso medio della popolazione occidentale è aumentato al punto che perfino gli standard costruttivi degli ascensori andrebbero cambiati: oggi in gran parte delle cabine il numero massimo di persone trasportabili è calcolato considerando 75 chili come peso standard di un individuo, mentre siamo già a una media di 79. La tendenza però «non riflette mancanza di volontà dei singoli bensì forze strutturali e commerciali che danno forma all’ambiente che ci circonda e ai nostri comportamenti», spiega Jeroen Lakerveld della Vrije Universiteit di Amsterdam e membro di OBEClust. Conoscere ciò che ci porta ad accumulare peso, le trappole di cui è disseminata la vita quotidiana e quello che possiamo fare per contrastarle rimane quindi indispensabile, anche se oggi ci sono più strumenti efficaci per dimagrire. L’obesità è una sfida sociale, prima ancora che individuale. Lo sostengono gli esperti di OBEClust, un programma di ricerca europeo mirato a individuare i fattori di rischio dell’obesità e a promuovere la prevenzione primaria, che deve restare una priorità anche e soprattutto perché il mondo oggi è molto «obesogeno».








