di
Alessandro Fulloni
La testimonianza choc: non vedendo la sorella piccola, una delle due più grandi ipotizza che stia dentro a quella coperta rossa infilata «in uno spazio ristretto tra muro e armadio». Beatrice era già morta
«Guarda che ti ho visto che le hai dato un bacino prima di andare in bagno...». Il rimprovero dell’uomo alla bambina di sette anni giunge brutale, violento. Come se persino quell’effusione, quella manifestazione d’affetto nei confronti della sorellina di due, fosse qualcosa d’inaccettabile. Una frase, tra le tante angoscianti, letta nell’ordinanza firmata dal gip Massimiliano Botti che ha portato all’arresto di Emanuel Iannuzzi e della sua compagna Manuela Aiello, accusati di aver provocato la morte di Beatrice, la figlia più piccola della donna, picchiandola violentemente, di certo per almeno due mesi. La lettura delle 33 pagine di atti firmati dal procuratore di Imperia Alberto Lari e dalla pm Veronica Meglio che ha condotto l’indagine sono la fotografia non solo della fine atroce della bambina — morta nelle prime ore di lunedì 9 febbraio dopo un’agonia cominciata almeno 48 ore prima e di cui nessun adulto si è interessato — ma anche dell’incubo vissuto dalle due sorelle più grandi, 7 e 9 anni. Che a quel calvario hanno assistito a distanza ravvicinata, istante per istante. Opponendosi con coraggio.












