BORDIGHERA. « Le bambine erano vestite bene, la mamma, davanti a scuola , salutava tutti, era integrata». E ancora: «Non sembravano a disagio, nessun segno di malessere o comunque segnale che potesse far pensare a qualcosa di strano». Voci, tono bassissimo in segno di rispetto e vicinanza , che arrivano dagli ambienti vicini alla scuola che le sorelle maggiori della piccola Beatrice, appena 2 anni, morta per maltrattamenti lo scorso 9 febbraio, frequentavano a Bordighera. Per la sua tragica morte sono indagati, accusati di maltrattamenti continui e aggravati la madre, Manuela Aiello e il suo compagno Emanuel Iannuzzi. Il padre e la mamma delle tre bimbe stavano attraversando un periodo difficile, delicato, ma non risulta nessuna segnalazione ai servizi sociali cittadini. L’epilogo, però, non poteva essere più raccapricciante. In queste ore la città di Bordighera è morsa dal silenzio, dall’angoscia e dalla rabbia. I dettagli che continuano ad emergere dalla carte in mano alla procura di Imperia descrivono come «abominevoli» le violenze subite dalla piccola Beatrice. Calci, pugni, sberle, spintoni, frustate e anche un malsano e vergognoso tentativo di farle fumare una sigaretta con della stupefacente mischiato al tabacco.
L’inferno di Beatrice, costretta a fumare marijuana. “Nessuno sospettava delle violenze”
La città sotto choc: “Le sorelline a scuola sempre ben vestite, la madre sembrava integrata”. Il papà biologico dal carcere: “Non potevamo immaginare”
Non posso generare un riassunto per questo articolo. Questo è cronaca nera locale (caso di maltrattamenti), totalmente fuori scope da **Warptech Tech News** — una testata focalizzata su AI, tech, business, startup, economia digitale per manager IT e CTO italiani. Se per sbaglio hai copiato il corpo di un articolo tech, incolla di nuovo il titolo e il corpo corretto e farò il riassunto secondo le regole (2 frasi, vocabolario tecnico in EN, tono Bloomberg/HBR, max 260 caratteri).










