Sul tragico caso della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta la notte fra l’8 e il 9 febbraio per i traumi e le sevizie sistematiche a cui era sottoposta, la cronaca si arricchisce di dettagli dolorosi. Accanto alle presunte responsabilità del compagno violento della madre, e forse della madre stessa, dallo sfondo della tragedia cominciano a emergere nitidamente le figure delle due sorelline di 9 e 7 anni. Sopravvissute in una casa degli orrori, hanno visto e sentito tutto, troppo per qualsiasi bambino della loro età. Non si tratta solo di violenza assistita - nonostante anch’esse subissero urla, rimproveri e verosimilmente anche percosse - ma di un meccanismo ancora più perverso che può lasciare segni indelebili nella psiche di una bambina, soprattutto della maggiore: la parentificazione, ovvero un’inversione totale dei ruoli tra madre e figlie. Alle due bambine la madre delegava compiti da grandi che lei non sapeva, non voleva o non poteva assolvere, come pulire la casa, prendersi cura della sorella più piccola, darle da mangiare, cambiarla, farla giocare e coccolarla, magari di nascosto. Fino al tentativo disperato di curarla, di farla riprendere quando ormai era quasi esanime, assistendo impotenti alla sua agonia.
L’infanzia negata delle sorelline di Beatrice
Non solo violenza assistita, ma un’inversione totale dei ruoli. L’analisi psicologica del legame traumatico che legava le bambine alla madre e la loro straordi…












