Aveva "isolato" le proprie figlie dal resto del mondo. Beatrice, in particolare, nonostante stesse male, nonostante i lividi e le escoriazioni, nonostante la piccola sputasse 'carnè, non era stata portata al pronto soccorso «perché altrimenti il nonno paterno avrebbe approfittato della situazione per chiedere l’affido delle bambine». E Emanuela Aiello, 44 anni, in carcere assieme al suo amico Emanuel Iannuzzi per maltrattamenti dai quali è derivata la morte della bambina di 2 anni, non voleva che le figlie fossero affidate ad altri.

L’avvocato Fabio Scaffidi Fonti che difende Maurizio Rao, padre naturale elle bambine, è chiaro sul punto: «La madre teneva le figlie isolate e non consentiva contatti diretti con la famiglia paterna - ha detto -. Dopo l’allontanamento di Rao dall’abitazione, i rapporti si sono progressivamente interrotti». Scaffidi Fonti sostiene inoltre che nessuno tra i parenti del padre fosse a conoscenza delle condizioni dell’appartamento in cui vivevano le bambine: un ambiente lurido, insano, dove le tre bambine - dalla più piccola, Beatrice, 2 anni alle altre due sorelline di 9 e 7 anni - venivano abbandonate a loro stesse dalla madre quando questa andava dal suo amico. Tutto il giorno, tutta la notte. E la più grande che si prendeva cura delle altre due.