Una vicenda che lascia senza fiato quella della piccola Beatrice. Una storia di violenze e soprusi che secondo la procura di Imperia si sarebbe consumata per mesi all’interno delle mura domestiche, fino all’epilogo più tragico: la morte.Questa mattina è stato arrestato Emanuele Iannuzzi, compagno della madre, Manuela Aiello, detenuta dal 9 febbraio scorso, giorno della tragedia. Ma la svolta più significativa riguarda il quadro accusatorio. Per entrambi l’originaria ipotesi di omicidio preterintenzionale lascia spazio a una contestazione diversa e più articolata. Gli inquirenti parlano di maltrattamenti continuati e aggravati ai danni di una minore, condotte che avrebbero provocato la morte. Reato punito con pene che possono arrivare fino a 24 anni di reclusione e di competenza della corte d’assise. La conferenza stampa Ad illustrare questa mattina in procura gli esiti dell'indagine il procuratore capo Alberto Lari, affiancato dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Simone Martano, e dal comandante del nucleo operativo, colonnello Mario Ricciardi.
La morte di Beatrice, secondo gli investigatori, non sarebbe stata il frutto di un gesto improvviso, ma l’ultimo atto di un’escalation di violenze. La bambina è deceduta a causa di un trauma cranico provocato da un oggetto contundente che non è mai stato ritrovato. Gli accertamenti scientifici eseguiti dai Ris e dai consulenti della procura sono ancora in corso, ma il procuratore capo ha spiegato che il quadro raccolto dagli investigatori è stato ritenuto sufficientemente solido per procedere all’arresto di Iannuzzi.L'ordinanza, 33 pagine, ricostruisce una realtà definita dagli stessi inquirenti agghiacciante. Un ambiente familiare caratterizzato da maltrattamenti ripetuti. Iannuzzi avrebbe colpito più volte la bambina con schiaffi, pugni e calci, arrivando anche a scaraventarla a terra. E avrebbe minacciato la Aiello affinché non intervenisse. Iannuzzi avrebbe più volte chiesto alla madre di lasciare le bambine in casa da sole, vedendole come un ostacolo. Le piccole, dal canto loro, avrebbero manifestato paura e disagio. Volevano stare con la madre e, quando si trovavano in difficoltà, cercavano continuamente il suo aiuto con telefonate spesso rispedite al mittente. Particolarmente drammatiche le ricostruzioni relative agli ultimi giorni di vita della bambina. Già l’8 febbraio, secondo il racconto delle sorelle, Beatrice stava male. Le due bambine avrebbero implorato la madre e Iannuzzi di portarla in ospedale, di chiedere aiuto, di chiamare i soccorsi. Richieste che sarebbero rimaste inascoltate. Il giorno successivo, il 9 febbraio, si è consumata la tragedia. Secondo la procura, la madre non avrebbe dato seguito alle richieste disperate delle figlie, scegliendo di restare accanto al compagno. Gli investigatori ritengono che Manuela Aiello fosse vittima delle violenze dell’uomo, soggiogata, ma contestano alla donna di non avere protetto la figlia e di non essere intervenuta nonostante le evidenti condizioni di disagio della bambina. A imprimere una svolta decisiva alle indagini sono state le dichiarazioni delle due sorelle di Beatrice, oggi ospitate in una struttura protetta. Assistite dagli psicologi, hanno trovato la forza di raccontare ciò che accadeva all’interno della casa. Hanno spiegato di avere vissuto male per lungo tempo e hanno ammesso che le prime versioni fornite agli investigatori erano state concordate con la madre e con Iannuzzi nel tentativo di depistare le indagini. La sorella maggiore, dieci anni appena, ha fornito un racconto dettagliato della vita familiare. Ha descritto una madre profondamente cambiata dopo l’inizio della relazione con Iannuzzi. Ha parlato di alcol, di episodi di violenza e di percosse subite dalle bambine. Ha raccontato gli ultimi tre giorni di vita di Beatrice, il peggioramento delle sue condizioni e le richieste insistenti affinché venisse portata al pronto soccorso. Ha riferito anche di un tentativo di mettere Beatrice sotto l'acqua per farla riprendere da uno stato confusionario. Anche la sorella di sette anni avrebbe confermato diversi aspetti della ricostruzione investigativa. Le immagini sul cellulare Tra gli elementi acquisiti figurano i telefoni cellulari sequestrati agli indagati, i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Nei dispositivi di Iannuzzi gli investigatori avrebbero trovato fotografie della piccola Beatrice con evidenti lividi sul corpo. E ancora più sconvolgenti sarebbero alcuni video nei quali alla bambina verrebbe imposto di fumare una sigaretta. La piccola piange, si dispera, mentre la scena viene ripresa tra le risate della madre e del compagno. Secondo la ricostruzione della procura, quando la bambina venne trasportata in auto verso la casa della madre a Bordighera era già morta. La madre l’avrebbe adagiata in macchina avvolta in una coperta rossa, dalla quale sarebbero emerse macchie di sangue. La successiva chiamata al 118 e il tentativo di soccorso vengono considerati dagli investigatori una messa in scena. Parole durissime arrivano anche dall’ordinanza del giudice. Si parla di “atrocità”. Le condotte attribuite a Iannuzzi vengono definite “abominevoli”. Termini raramente utilizzati in atti giudiziari e che restituiscono la gravità di quanto emerso nel corso delle indagini. La morte della piccola Bea non viene descritta come un episodio isolato. Per gli inquirenti è l’epilogo di un contesto di maltrattamenti continuati, di sofferenze inflitte a una bambina indifesa e ignorate fino all’ultimo. L'abuso di sostante stupefacenti, in particolare cocaina, avrebbe rivestito un ruolo fondamentale nei comportamenti violenti ai danni di Beatrice.











