BORDIGHERA (IMPERIA) - Depistaggi e bugie per coprire violenze e angherie. Schiaffi e pugni, colpi inferti con oggetti e pestaggi ai quali Beatrice, 2 anni, non è sopravvissuta. È morta lo scorso 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia. «È caduta dalle scale», ha raccontato la madre ai soccorritori per giustificare il volto pesto e un occhio tumefatto. Manuela (ha altre figlie minori), 43 anni, è in carcere da tre mesi per omicidio preterintenzionale e il suo compagno Manuel Iannuzzi, 42 anni, indagato con la stessa accusa. Ieri è stato arrestato e per entrambi l'ipotesi di reato è stata riformulata in maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. Per la Procura non è stato un incidente a uccidere Beatrice, ma un trauma cranico dopo giorni di «percosse di selvaggia intensità».

Le chat «Non ce la sentivamo, umanamente, di andare avanti così. Ritenevamo di avere già elementi probatori molto consistenti e il tempo passava», spiega il procuratore di Imperia Alberto Lari. La relazione conclusiva del Ris è stata depositata ieri ai pm e verrà consegnata al medico legale Francesco Ventura per completare l'autopsia, ma ciò è emerso dalle indagini è stato talmente sconvolgente da imporre un'accelerazione. Le 33 pagine di ordinanza firmata dal gip descrivono i «gravissimi indizi di reato» raccolti in questi mesi. «Abbiamo sequestrato il telefono di Iannuzzi e abbiamo trovato molti messaggi Whatsapp in cui vengono descritti i maltrattamenti», spiega Lari. Oltre a foto della piccola con il viso gonfio e livido e persino un video nel quale viene costretta a fumare una sigaretta, lei scoppia in lacrime e in sottofondo si sentono le risate degli adulti. «Il giudice parla di un regime di vessatoria prevaricazione e di un'intollerabile prosecuzione della convivenza», sottolinea il procuratore. Tratteggia «sevizie» e azioni compiute «con crudeltà» nei confronti di Beatrice, racconta di «modalità atroci», di «intensità selvaggia» delle botte e di una «omissione di aiuto spietata». Condotte «abominevoli» e sintomo di una «indole crudele».Le sorelle A svelare le ultime ore di agonia della bambina sono state le sorelline di 9 e 7 anni. «Quella mattina, per farla riprendere, l'hanno tenuta sott'acqua e poi le hanno dato dello zucchero», hanno riferito gli inquirenti. È successo a casa di Iannuzzi, a quel punto Manuela l'ha caricata in macchina con le altre due figlie ed è tornata a Bordighera, viaggiando per venti chilometri con il corpo della figlia morta. Qui ha chiamato l'ambulanza, fingendo di seguire le indicazioni impartite dai medici per rianimarla: «Era una messa in scena, concordata tra Aiello e Iannuzzi per depistare le indagini», afferma chi indaga. Dalle carte dell'inchiesta emerge anche un quadro familiare di disinteresse da parte della donna per le sue tre figlie, lasciate spesso da sole di notte mentre lei si vedeva con il compagno. Era la maggiore a telefonarle chiedendole di tornare a casa, chiamate che Iannuzzi considerava un fastidio. Dopo essere state allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta, le due bambine hanno iniziato un percorso psicologico che, secondo le relazioni acquisite agli atti, avrebbe portato a un «miglioramento incredibile» e a una maggiore consapevolezza di quanto hanno vissuto. Poco alla volta si sono confidate, prima agli psicologi e poi al pubblico ministero hanno fornito una versione di ciò che è accaduto completamente diversa rispetto a quella fornita nelle ore successive alla morte di Beatrice e che, secondo gli investigatori, era stata concordata e suggerita dalla madre e dal suo compagno.La perquisizione «Adesso ci auguriamo che, alla luce, dei fatti puntualmente contestati, mostrino quella resipiscenza che fino a questo momento non hanno mai manifestato», si augura Lari. Ieri, durante la perquisizione conseguente all'arresto di Manuel Iannuzzi, i carabinieri hanno trovato nella cantina dell'abitazione del padre, dove si era trasferito, due chili di tritolo. Anche Franco Iannuzzi è stato arrestato, l'accusa è detenzione di materiale esplodente.