Bordighera, la morte della bimba di 2 anni
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«Bea sputava carne. La sentivo urlare e lui diceva: stai zitta che non è niente». È la drammatica testimonianza della sorella più grande della piccola Beatrice a inchiodare Manuel Iannuzzi, il 42enne compagno di Emanuela Aiello arrestato con l'accusa di aver maltrattato, fino alla morte, la bimba di appena due anni. L'uomo, in attesa dell'interrogatorio di convalida, si dichiara innocente. Nonostante il racconto della sorellina e, soprattutto, delle immagini e video estratti dal suo smartphone, sequestrato a febbraio quando viene arrestata la madre della vittima. La ragazzina, 10 anni, racconta al giudice dei minori che lei stessa ha cercato di soccorrere la sorella, pregando la mamma di chiamare i medici. «Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva tutto il corpo e le labbra viola. L'avevo sentita urlare quando era con Manuel. Lei vomitava più volte» si legge sull'ordinanza di custodia cautelare che riporta la testimonianza della sorella maggiore. Questo accadeva la sera del 7 febbraio. Il giorno dopo, mentre la donna si assenta per ore lasciando le figlie nella casa di Manuel a Perinaldo, l'uomo porta Beatrice in bagno. «Lei urlava e lui che diceva, stai zitta, non è niente!». La situazione precipita il mattino di lunedì, quando per Bea, purtroppo, non c'è più nulla da fare. «È successo un casino. Stamattina a scuola non ci andate» dice Iannuzzi. La donna rientra con le figlie a Bordighera e inizia, così, la tragica sceneggiata. Prima con il 118, poi con i medici del pronto soccorso che si accorgono delle ecchimosi e lesioni tutt'altro che compatibili con una caduta dalle scale, come sostiene la madre. E annotano la rigidità della mascella, segno evidente del rigor mortis che stabilisce il decesso da almeno tre ore, precedente alla richiesta di soccorso.












