Le canzoni si fanno ricordare per suoni, sfumature, effetti quasi impercettibili. Da una vita Maurizio Biancani lavora come alchimista insieme ai grandi protagonisti della musica. Al mixer o davanti al palco. Durante i concerti o in studio gestisce microfoni, regola livelli, bilancia e modella suoni. Voci, chitarre, basso, batteria. C’è anche lui dietro al successo di un album. Ma il suo nome al grande pubblico non dice nulla.Eppure Biancani, fondatore (cinquant’anni fa) e anima degli studi di registrazione Fonoprint di Bologna (nel frattempo sono diventati anche museo), ha aiutato Vasco Rossi a decollare: lo incrociò quasi per sbaglio, insieme conquistarono la scena. «Mi torna in mente il giorno in cui da giovanissimo bussò alla porta del mio primo studio di registrazione. Era già stato in un altro studio, dove però gli avevano fatto una richiesta poco professionale, volevano che il batterista suonasse nel corridoio, Vasco non aveva accettato e dopo era venuto da me. Mi chiedo cosa sarebbe successo senza quella richiesta», ricorda oggi il sound engineer, che ha affiancato per trent’anni Lucio Dalla, fino all’ultimo concerto a Montreux, la sera prima che il grande cantautore morisse. E ha collaborato con Franco Battiato, Laura Pausini, Ligabue, Mina, e un’infinità di altri artisti. Di recente ha realizzato due album dal vivo: “Cremoninilive 2025” di Cesare Cremonini e “Samuele Bersani & Orchestra”.Una montagna di esperienze e ricordi che lo storico sound engineer ha messo in ordine nel libro “L’alchimista del suono” (Fernandel editore, pp. 208; € 15; a cura di Andrea Fiorenza). Racconto appassionato di un viaggio nella musica italiana dagli anni Settanta a oggi, un bel memoir ricco di aneddoti, errori, intuizioni, notti insonni e momenti irripetibili vissuti al fianco di chi ha fatto la storia della canzone. «Quando abbiamo messo tutto insieme sono andato dall’editore», racconta Biancani: «Mi ha guardato come se fossi matto: “Ma lei mi ha portato più di 450 pagine, non possiamo fare un libro così lungo”». E così, limatura dopo limatura, il libro ha preso forma.Vicende che Biancani rievocherà al Memoria Festival (5-7 giugno) a Mirandola (Modena) il 7 giugno alle ore 17 in “Storie di cinquant’anni di musiche e di suoni”, l'incontro moderato da Antonio Guicciardi con Maurizio Solieri, leggenda del rock, storico chitarrista e coautore di alcuni grandi brani del Blasco, tra cui “Canzone” e “C’è chi dice no”, il dj Marco Trevisi e Sandro Comini, trombonista, direttore d’orchestra, arrangiatore e produttore. Uno degli appuntamenti di spicco del festival, che quest’anno si muove tra Ricordo e Storia, cui è dedicato il titolo: tra gli ospiti Enrico Brizzi, Caterina Caselli, Serena Dandini, Davide Boosta Dileo, Giovanni Grasso, Luciana Littizzetto, Marco Paolini e Walter Siti.Ha visto cambiare il mondo della musica sotto i suoi occhi Biancani. «Un tempo ci si ritrovava con canzoni embrionali, gli autori arrivavano in studio con una cassetta o addirittura con la chitarra. Si mettevano a strimpellare, ci facevano sentire quello che avevano intenzione di fare. Tutti insieme cominciavamo a elaborare il brano: si trovava la stesura, tutto nasceva in una maniera molto collegiale in studio. Era una specie in famiglia temporanea».Bologna fucina di talenti. «Lucio Dalla che camminava lungo via D’Azeglio come un cittadino qualunque, con l’aria assorta di chi sta scrivendo una canzone», scrive Biancani: «Ron, Stadio, Luca Carboni che iniziava a farsi notare. Ogni tanto passavano anche personaggi come Pier Vittorio Tondelli o Freak Antoni, e la città sembrava accendersi di un respiro più ampio», continua Biancani. Che con Dalla ha lavorato trent’anni. Fino alla fine.L’ultima sera al Teatro di Montreux, in Svizzera. «Lucio, nonostante la lunga carriera, era emozionato all’idea di suonare in un luogo così iconico per la musica jazz. Il concerto fu impeccabile, con un suo assolo di clarinetto che fece calare in sala un silenzio carico di emozioni. Dopo, come sempre, ci riunimmo tutti a cena, felici del meritato successo», racconta l’alchimista del suono. Il giorno dopo, il 1 marzo 2012, Dalla non c’era più. Stroncato da un infarto. «Il tour europeo naturalmente fu interrotto. Mentre tornavo a casa ho maturato la decisione che non avrei mai più accompagnato un artista in tournée. Troppo grandi il dispiacere e l’affetto che mi legava a Lucio, dal punto di vista professionale e umano. Non mi sono mai pentito di questa scelta».Ora i tempi sono cambiati. E con il tempo la dimensione artigianale è svanita: «Adesso il produttore-arrangiatore fa tutto o quasi a casa con programmi potentissimi. Ci porta il prodotto già finito. Non resta altro che mettere tutto in bella copia, in pochi giorni è finito tutto». A proposito di tecnologia, cosa pensa dell’autotune? «Sono stato tra i primi a usarlo, una ventina d’anni fa. Per noi era un tool, serviva a mettere a posto delle cose in studio. Ora c’è la moda di utilizzarlo come strumento. Appiattisce tutto, perché un conto era impiegarlo come i Kraftwerk come voce robotica. È ridicolo metterlo sempre».