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Simona Marchetti

Ospite del video podcast "Meraviglioso - Dentro una canzone", il figlio di Fabrizio ha raccontato alcuni retroscena del suo percorso artistico e familiare

La passione per la musica gli ha salvato la vita, impedendogli di prendere strade pericolose. Strade che invece i suoi amici di allora - era la metà degli anni ’70 - hanno intrapreso e da cui non sono più tornati. «Improvvisamente è arrivata un’ondata di eroina in tutte le città d’Italia, ma Genova e Verona sono state quelle più colpite - racconta Cristiano De Andrè, ospite del video podcast “Meraviglioso - Dentro una canzone” di Lorenzo Casadei - . In qualche modo noi eravamo ragazzi fragili, portati alla sperimentazione del pericolo, delle cose proibite. L’eroina però non era uno scherzo e quindi nel momento in cui è arrivata, molti miei amici sono purtroppo morti per quella ragione lì».

A fare la differenza è stata, appunto, la musica. «Io ho avuto la fortuna di avere la passione per la musica - continua il figlio del grande Fabrizio De Andrè - e mi ero poi iscritto al conservatorio a studiare violino. Quindi avevo qualcosa che mi teneva fuori, perché se tu in quel tempo non avevi una passione, non avevi qualcosa davvero dentro di te da voler esprimere, a cui aggrapparti, rischiavi tantissimo, perché l’eroina poi diventa una sorta di mamma e diventa una ragione per vivere».