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Rosanna Scardi

Il cantante, prossimo ospite al Vittoriale in estate, racconta a TG1 Talks le sue esperienze di vita e come ha affrontato la morte della figlia, avvenuta 16 anni fa: «Il Cuamm mi ha dato le motivazioni, aiutandomi a riposizionare quell’esperienza unica, esclusiva, e abbandonarsi a quel fiume è stato un modo per usare questo carburante verso un luogo di pace e non di rabbia».

«Le emozioni potentissime sono il carburante essenziale della nostra vita, ci indirizzano e ci danno la forza per compiere grandi azioni». Così Niccolò Fabi, ospite di Giorgia Cardinaletti a «Tg1 Talks», ha affrontato il tema della perdita della figlia Olivia, morta 16 anni fa, all’età di due anni a causa di una meningite fulminante. L’artista romano, venerdì 31 luglio, è atteso in concerto all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera. La serata è programmata nell’ambito del cartellone estivo.

«Il dolore è una delle emozioni più forti – spiega il cantante -. La lingua italiana ci ha dato il metro, è un dolore talmente forte e incomprensibile che non c’è una parola che descriva la condizione di un genitore che perde il figlio, però esiste in molte lingue africane». Decisivo è stato l’incontro con Medici con l’Africa Cuamm, la prima ong italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane, avvenuto in quei drammatici momenti. «Il Cuamm – prosegue Fabi – mi ha dato le motivazioni, aiutandomi a riposizionare quell’esperienza unica, esclusiva, la più drammatica possibile in un flusso della vita che non toglie il dolore ma la mette in un fiume che scorre e abbandonarsi a quel fiume, senza ostacolarlo nella sua corrente ripida è stato un modo per usare questo carburante verso un luogo di pace e non di rabbia. A noi non è successo di essere rabbiosi, per fortuna, per un fatto genetico e di carattere e per avere questo strumento dell’arte, della musica che mai come in quel momento è stato mezzo di condivisione e unione».