Promette di aiutare le donne in menopausa, migliorare la postura, sostenere il benessere ormonale e rimodellare il corpo con movimenti lenti, controllati, apparentemente facili. Sui social si chiama Asian Pilates ed è uno degli ultimi trend fitness esplosi tra Instagram e TikTok. Video brevi, toni accattivanti, avatar generati dall’intelligenza artificiale e la solita formula: “Ti hanno mentito, questo è il metodo che dovresti provare”. Ma l’Asian Pilates esiste davvero? O è soprattutto una nuova etichetta social applicata a una disciplina che ha già una sua storia, un suo metodo e una sua complessità?
Più marketing che nuova disciplina
La risposta degli esperti è prudente: non si tratterebbe di un metodo codificato, ma di un contenitore ibrido che mescola Pilates, suggestioni orientali, Tai Chi, Qigong, tecniche di rilassamento corporeo e molta comunicazione digitale. “Il Pilates è stato sviluppato in Occidente circa cento anni fa, ma si basa su un concetto olistico mente-corpo molto presente anche nella cultura asiatica”, spiega Emanuela Misciglia, istruttrice di Pilates certificata dal Coni. La sua efficacia, però, non nasce da una formula esotica o da un nome di tendenza. Nasce da altro: “dalla profonda conoscenza della biomeccanica del movimento, della fisiologia, dell’anatomia del corpo umano, abbinate allo studio e alla sperimentazione degli esercizi”.












