di

Elena Meli

Dal pilates da muro alla camminata giapponese, fino allo yoga da sedia, ce n’è per tutti i gusti e, a prescindere dal tipo di esercizio, il risultato sembra sempre a portata di mano. Tuttavia non è così: i benefici del movimento si ottengono solo con riposo, gradualità e assiduità

Chiunque abbia un account social molto probabilmente si è imbattuto in una delle «sfide di 28 giorni» in cui ci si allena nei modi più disparati: dallo yoga sulla sedia agli esercizi ispirati agli allenamenti militari, dal pilates da muro alla camminata giapponese, le proposte degli influencer di fitness cambiano ma sono tutte accomunate dalla promessa di cambiare il corpo di chi le prova in appena un mese di tenace applicazione. Ce n’è per tutti i gusti ma, a prescindere dal tipo di esercizio, il risultato sembra sempre a portata di mano. Ed è proprio qui che casca l’asino: come sottolinea Michelangelo Giampietro, docente di Medicina dello sport e dell’esercizio fisico dell’Università La Sapienza di Roma, «non esiste nulla che possa dare risultati con poco sforzo e in breve tempo, e nel caso dell’attività fisica questo è ancora più vero. I benefici del movimento si ottengono solo con gradualità e assiduità: bisogna iniziare da un’attività adattata al livello di efficienza fisica e al proprio stato di salute ed essere costanti, ma senza esagerare con l’intensità dello sforzo o la frequenza delle sessioni. Se per esempio l’attività è al di sopra delle capacità e affatica troppo è assai probabile desistere presto. In teoria le sfide hanno un lato positivo, perché possono essere una “scommessa” utile per avviare allo sport, ma se dopo una settimana compaiono problemi muscolari e articolari è inevitabile fermarsi, perdendo tutto il poco che abbiamo guadagnato. Per ottenere benefici concreti dallo sport serve infatti molto tempo, ma per vanificarli basta pochissimo».