A ottant’anni dalla prima volta delle donne al voto e dalla elezione delle Madri Costituenti, a che punto sono i diritti delle donne? Quanto è stato attuato – in concreto, nella sostanza della vita quotidiana delle donne – quel principio di parità costituzionale che le prime parlamentari hanno ostinatamente voluto, in un’aula quasi interamente maschile? Ne parliamo con Marilisa D’Amico, professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale all’Università degli studi di Milano, autrice, tra gli altri, del Manuale di diritto delle donne (Lefebvre Giuffrè), prezioso volume accademico che per la prima volta in Italia mette le donne al centro dell’analisi del diritto pubblico e costituzionale.
Verso la parità, a 80 anni dalla prima volta delle donne al voto
Professoressa D’Amico, qual è dunque il bilancio oggi?
«Le Costituenti hanno creato una piattaforma di diritti all’avanguardia, al punto da aver rappresentato un modello per le Costituzioni di altri Stati. Ma la sua attuazione è stata molto lenta, a causa di una molteplicità di fattori. La società non era ancora pronta alle trasformazioni a cui quelle norme aprivano. Accanto alla Costituzione, permanevano leggi fasciste che ne svilivano il principio di parità, come quella che puniva l’adulterio solo della donna; non ultimo, l’attuazione è stata riservata agli uomini, perché la politica è stata a lungo appannaggio maschile».













