Oggi, 2 giugno, il suffragio universale festeggia 80 anni, ma l’interesse femminile per la politica è in calo: le donne votano meno degli uomini e sono meno rappresentate in Parlamento. L’antropologa Barbara Leda Kenny spiega a Fanpage.it perché i partiti devono cambiare: “Poco empatici verso le donne, serve un’agenda femminista”.
Giorgia Meloni ed Elly Schlein, due donne alla guida dei principali partiti del Paese. Un'immagine che, meno di un secolo fa, per alcuni appariva lontana e per altri addirittura inammissibile, ma che oggi è realtà. Eppure, a ottant'anni dal primo ingresso delle donne nei seggi elettorali italiani, l'interesse femminile per il voto e per la politica non è mai stato così basso. Le donne votano meno rispetto a quando è nata la Repubblica, si interessano meno di politica rispetto agli uomini e, per la prima volta da 25 anni, sono ancora meno rappresentate in Parlamento.
Questa complessa fotografia, restituita dall'Istat e da altri ricercatori, dimostra, secondo l'antropologa ed esperta di politiche di genere, Barbara Leda Kenny, che "mano a mano che il patriarcato picchia più duro, una donna è meno interessata ai processi istituzionali legati al voto e alla rappresentanza, perché è fuori dalle istanze che vengono rappresentate dall'agenda politica". Lo spiega la studiosa in un colloquio con Fanpage.it. Oggi ci sono meno donne in parlamento e alle urne rispetto a 25 anni fa Il tema della rappresentanza di genere in politica è tornato al centro del dibattito durante le elezioni comunali del 24 e 25 maggio. Nei 18 capoluoghi chiamati al voto si erano candidate alla carica di sindaca soltanto 9 donne, contro 86 uomini: la percentuale più bassa registrata nelle amministrative degli ultimi cinque anni. Una dinamica che non riguarda soltanto i singoli territori, ma attraversa l'intero sistema politico italiano, fino al Parlamento. Nella legislatura guidata dalla prima donna presidente del Consiglio, infatti, non ci sono mai state così poche donne alla Camera, se consideriamo gli ultimi 25 anni, mentre il numero delle senatrici è rimasto sostanzialmente invariato. Su 400 seggi disponibili, le deputate elette sono appena 129; al Senato, invece, le donne occupano 71 scranni su 206. Per la prima volta dal 2001, dunque, il numero delle parlamentari è in diminuzione. Un fenomeno che, come spiega a Fanpage.it l'antropologa Kenny, è il sintomo di una struttura politica in cui "le donne continuano a essere delle mosche bianche, in un sistema che è prettamente maschile".













