Rima, 31 maggio 2026 – C’è ancora domani, però sbrighiamoci. L’attuale premier e il capo dell’opposizione sono donne, vero. Ma il numero delle occupate in Italia è molto al di sotto della media europea, le sindache sfiorano il 15% e alla presidenza della Regione si parla di due su venti. Dietro a Meloni e Schlein si srotolano decenni di battaglie per la parità e legioni di uomini ostinati, a volte feroci, che per troppo tempo hanno considerato l’altra metà dell’anagrafe inadatta alla vita pubblica, subordinata per natura. A nome di tutti loro lo storico Mario Avagliano domanda scusa. E lo fa firmando con il collega Marco Palmieri “Voto alle donne! - La storia di una battaglia dalle suffragette alla Costituente“ (Einaudi). Sono passati 80 anni da quel mitico 2 giugno 1946. Oggi, senza ipocrisia, chi come questi due amici maschi ha capito abbassa la testa: "In alcuni momenti, studiando certi documenti e certi dibattiti parlamentari, ci siamo quasi vergognati di essere uomini".

Vi siete fatti un lungo viaggio fra diari, lettere, memorie. Ma la conquista del voto, troppo spesso raccontata come inevitabile, non vi è sembrata per niente naturale. "Il suffragio femminile fu una battaglia lunga quasi un secolo. Fatta di petizioni ignorate, promesse tradite, ostacoli giuridici. Davvero un viaggio nella vergogna se pensiamo a figure come Anna Kuliscioff. Passa solo per la compagna di Filippo Turati ma è stata la madre del socialismo e lo criticò pubblicamente perché non voleva mettere fra le priorità il voto delle donne. Alla fine lo convinse a sposare la causa".