Abbiamo una premier donna e donne sono la segretaria del maggior partito di opposizione e quella di uno dei tre maggiori sindacati, ma l’Italia continua a non brillare per parità di genere. Nel 2024 è risultata ottantacinquesima su 148 Paesi a livello mondiale, secondo il Gender Gap Index del World Economic Forum che analizza 4 dimensioni fondamentali: partecipazione economica e opportunità; rendimento scolastico, salute e sopravvivenza, rappresentanza politica.

Non solo, l’indice complessivo di chiusura del gender gap è persino un po’ peggiorato, passando dal 72% del 2021 e 2022, al 70,4 del 2024. A pesare negativamente per il ranking dell’Italia è soprattutto la prima dimensione, partecipazione economica e opportunità, rispetto alla quale l’Italia occupa il 38º posto tra i Paesi europei (superando solo Macedonia del Nord e Turchia), scivola al 117º posto su scala globale, con un peggioramento di sei posizioni rispetto all’anno precedente ed è all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione europea. Basso tasso di occupazione femminile, divario nel reddito da lavoro e divario salariale per lavoro di uguale valore sono gli elementi che concorrono a questa poco apprezzabile situazione. Un quadro analogo emerge dal Gender Equality Index sviluppato dall’European Institute For Gender Equality (Eige) limitatamente ai Paesi Ue, sulla base di dimensioni più numerose e articolate. L’Italia nel 2024 si colloca appena a metà, al quattordicesimo posto tra i Paesi membri, arretrando di una posizione rispetto all’anno precedente, nonostante gli indubbi miglioramenti avvenuti dal 2013, quando è iniziato questo esercizio. Accanto alla dimensione lavoro, che la colloca in ultima posizione, anche rispetto al potere politico la situazione mostra un gender gap significativo, a livello nazionale e locale, non compensato dalla premier donna: c’è solo il 30% di donne alla guida dei ministeri (contro il 35% a livello europeo), il 34% nella composizione dell’emiciclo parlamentare (in linea con il 33% europeo), e appena il 24% nei consigli comunali e regionali, a fronte del 31% della media Ue. Solo nella presenza di donne nei consigli di amministrazione l’Italia supera la media europea ed è tra i Paesi più virtuosi, grazie alla legge Golfo-Mosca che prevede che nessuno dei due generi superi il 60%. Tuttavia, come documenta il Gender Gap Report 2025 su mercato del lavoro, retribuzioni e differenze di genere in Italia dell’Osservatorio Jobpricing, solo il 16,9% dei consigli di amministrazione vede donne in ruoli esecutivi, solo il 2,3% e 3,6% del totale ha una donna rispettivamente amministratrice delegata e presidente del cda. Una situazione rimasta pressoché invariata dal 2013. Il Rapporto dell’Osservatorio entra nel dettaglio dei diversi gap di genere che sussistono nel mercato del lavoro, nell’accesso, nelle retribuzioni, nei percorsi di carriera, tenendo conto del livello e tipo di istruzione, presenza di figli, area geografica, caratteristiche individuali. Una lettura istruttiva, anche se sconfortante, con elementi noti ed altri meno. Emerge nettamente che non solo l’occupazione femminile è, come noto, frenata, oltre che da un carico di lavoro familiare asimmetrico, in parte anche da un’insufficiente preparazione nelle materie Stem oggi necessaria in molte occupazioni, e da una concentrazione delle donne nei settori meno remunerati.