MILANO – Il 12 per cento di divario tra la retribuzione di uomini e donne, che significa un mese e mezzo di stipendio in meno. Dietro questo numero si cela l’amara matematica che porta oggi, 17 novembre, a “celebrare” – se così si può dire – l’Equal Pay Day in Europa: è il giorno dell'anno in cui le donne smettono simbolicamente di essere pagate.

Una giornata di sensibilizzazione, per la Ue, variabile a seconda degli ultimi dati relativi al divario retributivo di genere.

E come sta l’Italia? Una risposta arriva dalla nuova ricognizione dell’Osservatorio JobPricing, in collaborazione con Idem – Mind The Gap. Un report che, giunto all’11esima edizione, conferma che la parità tra uomini e donne rimane un obiettivo ancora distante. “Il divario si riduce in alcuni ambiti – si legge - ma in modo troppo lento per segnare un cambiamento strutturale”.

Il divario retributivo medio nel settore privato è pari al 7,2% sulla Retribuzione annua lorda (Ral) e all’8,6% sulla Retribuzione Globale annua (Rga), con una distanza che si amplia fino a oltre 27 punti se si considera la sola componente variabile. Le donne guadagnano in media 2.300 euro in meno di Ral e 2.900 euro in meno di Rga rispetto agli uomini. Tradotto in termini concreti, è come se le lavoratrici italiane iniziassero a percepire uno stipendio il 27 gennaio, lavorando regolarmente dal 1° gennaio. Un po’ meglio del resto d’Europa, dunque, ma non ancora abbastanza.