Il 2 giugno 1946 – la prima volta delle donne al voto su scala nazionale – in Assemblea costituente sono elette 21 donne (su 556 membri); poche, ma nelle loro parole limpido è il senso della Repubblica, del suo progetto sociale. Il diritto può essere uno strumento di emancipazione se è situato, vive nel contesto, muove dalla realtà per modificarla.

La Repubblica non si fonda «solo» sulla proclamazione dei diritti e un’architettura istituzionale che assicuri la limitazione del potere, ma ha il compito di perseguire un progetto, sintetizzato nell’articolo 3, comma 2: la liberazione dagli ostacoli economici e sociali che impediscono l’emancipazione personale (il «pieno sviluppo della persona») e collettiva (l’«effettiva partecipazione»). La liberazione della Resistenza non si esaurisce con la fine del regime fascista ma ha la sua prosecuzione nella trasformazione concreta della società.

Teresa Noce, nella relazione sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza della famiglia, sostiene: «La Costituzione democratica della Repubblica italiana non può limitarsi ad affermare dei diritti: deve indicare anche come intende garantire il godimento di questi diritti a tutti…»; «non si tratta di fare affermazioni di principio, ma occorre introdurre disposizioni concrete».