Lavoro

Giuseppe Pignataro

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Ogni epoca ha la sua superstizione: il vapore, l’acciaio, oggi la macchina che calcola. Ma la domanda decisiva non è se l’intelligenza artificiale diventerà cosciente. È più sobria e più politica: chi potrà usarla per decidere la vita degli altri? L’Economist, con un’inchiesta tutt’altro che apocalittica, offre una lezione preziosa. In America la produttività cresce al ritmo migliore da vent’anni, circa il 2% annuo, ma non per merito già dimostrato dell’AI generativa. Il salto viene da cloud, software, energia abbondante e flessibilità d’impresa. Tradotto: una tecnologia cambia la società quando diventa infrastruttura comune, non quando resta chiusa nei templi di pochi proprietari.

Qui comincia il problema liberale. I giganti del cloud spendono somme da impero in data center, chip, energia e contratti futuri. Non costruiscono solo prodotti; costruiscono il pavimento su cui cammineranno imprese, scuole, ospedali, amministrazioni. Chi controlla quel pavimento non vende servizi: definisce le condizioni della cittadinanza economica. Non serve immaginare eserciti di disoccupati per vedere il rischio. L’Economist ricorda che la storia non conosce tecnologie capaci di distruggere stabilmente il lavoro umano di massa. Ma avverte che il punto potrebbe essere non la quantità del lavoro, bensì la sua qualità: si può essere occupati e più poveri; connessi e più ricattabili; produttivi e meno liberi. La servitù moderna arriva come abbonamento, piattaforma, algoritmo proprietario.