L'intelligenza artificiale viene spesso indicata come la tecnologia destinata a rilanciare la produttività delle economie occidentali dopo anni di crescita debole. Tuttavia, Christopher Pissarides, premio Nobel per l'Economia nel 2010 e tra i maggiori esperti degli effetti dell'automazione sul mercato del lavoro, invita a ridimensionare queste aspettative.

In un'intervista rilasciata a Bloomberg e nel corso di una conferenza organizzata dalla Royal Economic Society a Newcastle, l'economista della London School of Economics ha sostenuto che, allo stato attuale, non esistono evidenze tali da far pensare a un nuovo ciclo di crescita della produttività paragonabile a quello generato dalla diffusione dei personal computer tra gli anni Ottanta e Novanta.

Secondo Pissarides, una quota significativa dell'occupazione nei Paesi occidentali rimarrà sostanzialmente poco influenzata dall'intelligenza artificiale. Attività come l'assistenza infermieristica, l'ospitalità e numerose professioni ad alta componente relazionale continueranno infatti a dipendere prevalentemente dal lavoro umano.

"Fino al 40% dei posti di lavoro nel Regno Unito, o comunque una quota molto elevata, non è esposto all'intelligenza artificiale e quindi non beneficerà di incrementi di produttività grazie all'IA", ha affermato l'economista.