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20 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:06

Perché gli indici azionari statunitensi continuano a macinare record su record e l’economia Usa, pur in rallentamento, resta tonica? I dazi di Donald Trump, dopotutto, non fanno così male a consumatori e investitori? La vera risposta al dilemma va cercata nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Che porta con sé investimenti multimiliardari in tecnologia ma anche infrastrutture fisiche – i data center – e gonfia gli utili di Big tech, “drogando” il pil e i corsi di Borsa. Per ora, notano gli analisti, l’AI sta quindi più che controbilanciando l’effetto negativo delle tariffe, che tendono a frenare la crescita e spingere l’inflazione. C’è da capire quanto può durare. Perché la corsa all’intelligenza artificiale spinge follemente i consumi energetici, distorce l’allocazione dei capitali, porta con sé licenziamenti. E in questo momento anche alcuni dei protagonisti sono convinti che stia alimentando una bolla il cui scoppio sarà doloroso.

Qualche numero aiuta a capire la portata dell’impatto della spesa legata all’espansione dell’AI sulla crescita del prodotto interno statunitense. Il venture capitalist Paul Kedrosky, esaminando le componenti che hanno determinato il +3% registrato nel secondo trimestre, ha trovato che mentre gli investimenti in immobili residenziali calavano la sola spesa in apparecchiature informatiche ha contributo per oltre 1 punto e quella per software e licenze ha aggiunto 0,34 punti. Come dire che tra aprile e giugno il 40% del progresso dell’economia Usa, che quest’anno vale nel complesso circa 30mila miliardi, è dipeso dalla spesa in conto capitale destinata ad alimentare l’AI. Possibile?