Donald Trump (come ha scritto Massimo Gaggi) per certi versi rappresenta la cosa più vicina al capitalismo di Stato che gli Usa abbiano mai conosciuto. Per altri, interpreta il vecchio spirito americano. Che è la spinta alla conquista della frontiera: ieri il West, oggi le praterie dell’intelligenza artificiale (AI).

È un paradosso. Il presidente vorrebbe rimpatriare lavori che non si capisce bene perché gli americani dovrebbero desiderare («avvitare le viti dell’iPhone», come ha detto il segretario al commercio Lutnick). Nello stesso tempo spinge sull’AI che, secondo le stime più catastrofiste, metterebbe a rischio qualcosa come un terzo dei posti di lavoro.