Nei giorni in cui Sam Altman ha testimoniato al Congresso americano, OpenAI ha annunciato un nuovo programma dal forte significato simbolico, e forse anche strategico: OpenAI for Countries. L’obiettivo è affiancare gli Stati nello sviluppo e nella gestione di infrastrutture nazionali dedicate all’intelligenza artificiale, attraverso modelli linguistici adattati al contesto locale, data center sovrani, e soluzioni su misura per sanità, istruzione e pubblica amministrazione.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di geopolitica mediata dalla diplomazia dell’algoritmo che è fondata sulla dotazione di infrastrutture e sulla capacità di raccogliere e sfruttare i dati: una proiezione di potere “morbido” che punta a consolidare alleanze globali attorno a un ecosistema cognitivo sviluppato da un soggetto privato ‘buono’ che mira a catturare la fiducia degli stati con un approccio post-colonialista e nuovo...






