Negli Stati Uniti è esploso un tema che presto diventerà centrale anche per l’Italia: l’intelligenza artificiale sta aiutando le aziende ad aumentare la produttività, ma allo stesso tempo sta riducendo le opportunità per chi entra oggi nel mondo del lavoro. A dirlo non è un critico della tecnologia ma Kevin Hassett, uno dei principali consiglieri economici del presidente Trump.
Secondo Kevin Hassett, l’intelligenza artificiale sta aumentando la produttività dei lavoratori a tal punto che molte aziende ritardano le assunzioni, in particolare per neolaureati e ruoli entry-level. Hassett definisce questa fase un “periodo di quiete” nel mercato del lavoro: non è un segnale di debolezza economica, ma l’effetto dell’efficienza tecnologica. L’aumento della produttività, infatti, potrebbe generare nuove opportunità di lavoro sul lungo periodo grazie alla crescita dei redditi e dei consumi.
Hasset avverte però che i dati attuali potrebbero sottovalutare l’impatto reale dell’IA e che la transizione richiede attenzione: i giovani e chi ha competenze limitate rischiano di restare esclusi. Politica economica e formazione saranno quindi fondamentali per mitigare effetti sociali indesiderati.
Secondo Hassett intervistato da CNBC “l’AI rende i lavoratori così produttivi che molte aziende non sentono più il bisogno di assumere i neolaureati.” In America è stato definito il “quiet time”: non un crollo del mercato del lavoro, ma una calma apparente, in cui l’economia va bene, la produttività aumenta ma le aziende assumono meno giovani.






