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La guerra in Iran e la chiusura di Hormuz obbligano l’Europa a riprogettare radicalmente il corridoio Imec, trasformandolo in un’infrastruttura resiliente e politicamente inclusiva per la zona grigia mediorientale, riducendo la dipendenza da Israele e puntando su rotte alternative. L’approfondimento di Cinzia Bianco (Ecfr)
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La chiusura forzata dello Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio più strategici al mondo, non rappresenta soltanto un problema temporaneo di approvvigionamenti energetici, ma un campanello d’allarme potente per i leader europei.
Come sottolinea Cinzia Bianco in un nuovo paper dell’European Council on Foreign Relations, lo choc dovrebbe costringerli a riconsiderare con urgenza e profondità il progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Imec), un’infrastruttura ambiziosa concepita in un’epoca di relativa stabilità ma che oggi appare palesemente inadeguata a un Medio Oriente dominato dalla “zona grigia” tra guerra aperta e pace fragile, dove i chokepoint marittimi vengono sistematicamente trasformati in armi geopolitiche.














