Il 90% delle merci del mondo viaggia per mare. Petrolio, gas, grano. Tutto deve passare da pochi Stretti. Tre, in particolare, quelli sotto pressione per la crisi in Medio Oriente, cioè Hormuz, Bab al-Mandeb, Suez. Insieme non raggiungono i cento chilometri di larghezza ma rischiano di paralizzare l’economia. Secondo lo European Council on Foreign Relations, la guerra in Iran ha già inflitto alle imprese di tutto il mondo un costo di 25 miliardi di dollari. Hormuz Dopo tre mesi di guerra, non c’è ancora un’alternativa praticabile per la striscia d’acqua tra Iran e Oman. Prima del conflitto, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), transitavano ogni giorno 20 milioni di barili di petrolio - il 25% del commercio marittimo mondiale di greggio e il 20% del gas naturale liquefatto globale. L’84% di quel petrolio raggiungeva i mercati asiatici. Prima della guerra, circa 3mila navi al mese transitavano per Hormuz, secondo Lloyd’s List Intelligence e Kpler. Ad aprile 2026 ne sono passate solo 191 nell’intero mese. La Iea sta già parlando dello shock più grave nella storia del mercato petrolifero. Bab al-Mandeb Dall’arabo significa “porta delle lacrime”. Si estende per circa trenta chilometri tra lo Yemen e il Corno d’Africa, imbocco Sud del Mar Rosso e punto obbligato per chi vuole raggiungere Suez dall’Oceano Indiano. Da quel passaggio transita circa il 10-12% del commercio marittimo mondiale. La Iea stima un flusso di 4,2 milioni di barili al giorno, circa il 5% della produzione mondiale.