di
Federico Fubini
Per ogni portacontainer «corsie» di non oltre tre chilometri: sono i tremila metri più vitali e più fragili dell’economia mondiale, dove passa il 30% del petrolio mondiale
Lo Stretto di Hormuz misura trentatré chilometri nel suo punto più stretto tra la penisola araba a Sud e l’Iran a Nord. Le corsie per le navi in entrata e uscita nelle due direzioni sono larghe tre chilometri ciascuna: i tremila metri più vitali e più fragili dell’economia mondiale, nel Golfo Persico.
Domenica alle 18, mentre i missili e i droni volavano sull’Iran, mezzo migliaio fra petroliere, portacontainer ed altre navi si trovavano fra Bassora alla confluenza di Tigri ed Eufrate in Iraq – vicino alla foce nel Golfo – e la costa dell’Oman dall’altra parte dello stretto. Da quel braccio di mare passano più di un quinto dell’offerta mondiale di petrolio (da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Iraq, Iran) e oltre un decimo dell’offerta di gas (congelato sulle navi in gran parte da Qatar, Arabia Saudita e Iran).







