Quando si parla delle minacce iraniane alle rotte marittime, l'attenzione si concentra quasi sempre sullo Stretto di Hormuz. È da lì che passa una quota rilevante del petrolio mondiale e ogni tensione nella regione viene immediatamente osservata dai mercati energetici. Nelle ultime ore, però, Teheran ha evocato anche un secondo punto nevralgico. Secondo l'agenzia iraniana Tasnim, il Paese e i suoi alleati starebbero valutando non solo la chiusura completa di Hormuz, ma anche l'attivazione di altri fronti, tra cui lo Stretto di Bab el-Mandeb. Un riferimento che si inserisce nel quadro della crisi aperta dall'offensiva israeliana in Libano e della sospensione dei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran.Se Hormuz è noto per il suo ruolo nei traffici petroliferi del Golfo Persico, Bab el-Mandeb è meno conosciuto dall'opinione pubblica ma altrettanto importante per gli equilibri del commercio internazionale. Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all'Oceano Indiano. Si trova tra le coste dello Yemen e quelle del Corno d'Africa e rappresenta il passaggio obbligato per le navi che attraversano il Canale di Suez dirette verso l'Europa o verso l'Asia. La sua posizione geografica ne fa uno dei principali "colli di bottiglia" del sistema commerciale mondiale. Nel punto più stretto misura circa 26 chilometri di larghezza. Ogni anno vi transita una quota significativa del commercio energetico globale, compreso circa il 12% del petrolio trasportato via mare.Tuttavia, la sua importanza non ha solo a che fare con l'energia. Attraverso Bab el-Mandeb passano anche merci, componenti industriali, prodotti alimentari e beni di consumo che viaggiano tra Asia, Europa e Mediterraneo. Un'interruzione del traffico avrebbe effetti ben oltre il mercato del greggio. Se il passaggio venisse bloccato o reso impraticabile, molte navi sarebbero costrette a evitare il Mar Rosso e il Canale di Suez. L'alternativa sarebbe circumnavigare l'Africa passando dal Capo di Buona Speranza, all'estremità meridionale del continente. Una scelta che allungherebbe le rotte di migliaia di chilometri, aumenterebbe i tempi di consegna e farebbe salire i costi del trasporto marittimo.Il nome stesso di Bab el-Mandeb riflette la sua storia complessa. In arabo significa "Porta delle Lacrime", un'espressione che richiama i pericoli tradizionalmente associati alla navigazione in quell'area. Per secoli il passaggio ha rappresentato uno snodo fondamentale delle rotte commerciali tra Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa.Oggi la sua rilevanza è ancora maggiore perché costituisce l'accesso meridionale al Canale di Suez. Qualsiasi nave che percorra la direttrice tra Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso deve necessariamente attraversarlo. È questo il motivo per cui gli analisti osservano con attenzione le dichiarazioni provenienti da Teheran. La sola prospettiva di una minaccia simultanea a Hormuz e Bab el-Mandeb coinvolgerebbe due delle principali arterie del commercio mondiale. Uno scenario che potrebbe mettere sotto pressione sia i mercati energetici sia le catene di approvvigionamento globali.
Iran, non solo Hormuz: perché Bab el-Mandeb è cruciale per il commercio mondiale
Sotto la minaccia evocata da Teheran passa una quota rilevante dei traffici tra Asia, Europa e Mediterraneo
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