di Pietrangelo ButtafuocoLa più antica città del futuro – e questo è Venezia, nella perfetta definizione di Renato Brunetta – impone l’inaspettata novità. Ed è nell’istantanea di una fotografia rubata ai social. Quella di due ragazzi alla guida della Regione e del suo capoluogo. Sono Alberto Stefani, governatore del Veneto, e Simone Venturini, il sindaco della Serenissima.
Sbucano sorridenti tenendo in mano il vessillo di San Marco e – colti nella sincerità dell’entusiasmo – bucano ogni possibile fotogenia. È il giorno in cui Venturini vince le amministrative al primo turno, Stefani è stato con lui nelle ore dello spoglio elettorale ed entrambi altra identità non hanno da offrire alla “narrazione” che quella del territorio. Il territorio, in Veneto, è la solida rappresentazione della politica. Da ciò deriva la profonda conoscenza che entrambi hanno di quel preciso suolo e di quello specifico spazio anfibio qual è la Laguna. E così anche ne scaturisce la capacità di ascolto che, affinata nella lunga gavetta, già tutta di attivismo e volontarismo sociale, si mette alla prova dell’amministrazione. E i due – fotografati in quell’istante, ritrovandosi insieme – spiegano il fatto tutto nuovo di una stagione impossibile altrove. Quell’altrove dell’Italiuzza dove – in coerenza con la loffia retorica degli schieramenti ideologici – domina la gerontocrazia.Tutta una vecchiaia di solite volpi che se non è d’anagrafe, lo è di costrutto: centralismi romani, satrapie remote, ghenghe organizzate sulla base di tic gradassi più che dialettici nella politica. Per non parlare dell’antropologia dei capi-bastone, dei cacicchi, dei ras, dei collettori di clientele e – diocenescampi – dei dinosauri chiamati alle alchimie con questo e quello, col tanto di estremo e il quanto di moderato, per reiterare lo status quo. L’impressionante risultato della lista civica o personale che dir si voglia affida a Venturini – titolare del consenso, e dunque del risultato – una responsabilità delicata, quella delle “mani libere”, libere a tal punto di non farsi mettere il cappello da nessuno. E lo stesso ha già dimostrato Alberto Stefani la cui leadership – per quanto sia esponente di un partito, la Lega – è coerente a un ben preciso blocco sociale, quello di una “geografia” (ben più che una “ideologia”) che dà ossigeno, ovvero PIL, all’intero Paese ma anche ricerca medica e scientifica, innovazione e creatività infine. È una precisa categoria politica quella di essere ragazzi. Un ostacolo vero è la gerontocrazia. Da ieri, Venturini, è titolare della fascia municipale consegnatagli da Luigi Brugnaro che di suo non è mai stato vecchio un solo giorno. Si ritrova alla guida della più antica città del futuro che negli undici anni di Brugnaro s’è ritagliata una particolarità forse sottovalutata, di certo mai considerata nei Palazzi romani cui interessa solo l’orticello. E cioè che Venezia è l’unica capitale internazionale a non essere amministrata – come altrove nel mondo, come a New York, a Parigi, a Londra – dai progressisti, ovvero gli idéologues dell’ancien regime. L’unica città capitale internazionale, dunque, immune da ogni gerontocrazia. Alla cui guida c’è un giovane, anzi – tra capitale e Regione – ben due, due ragazzi. Per come attesta la fotografia.














