VENEZIA - Non è solo una bella amicizia tra due trentenni. Tra Alberto Stefani e Simone Venturini c'è anche una comunione di intenti che finalmente dopo decenni mette Venezia al centro dell'attenzione anche di palazzo Balbi. Come Stefani è stato vicino al neo sindaco durante le operazioni di spoglio, ieri era al suo fianco all'inaugurazione del Salone nautico di Venezia, giunto alla sua settima edizione. Davanti al sindaco uscente e patron del Salone, Luigi Brugnaro, alla presidente di Confindustria Veneto Est Paola Carron e al presidente del Senato Ignazio La Russa, Stefani ha detto parole molto importanti : «La prossima settimana ci vedremo non più da amici, ma da presidente di Regione e da sindaco di Venezia, per scrivere insieme il futuro di questa straordinaria città. La Regione del Veneto sarà al fianco di Venezia tutti i giorni. Siamo accomunati - ha proseguito Stefani - non solo dall'età, ma anche da una vicinanza fisica dei nostri due uffici, e quindi direi che non possiamo che collaborare per il bene dei veneziani».

Non poteva cominciare meglio l'avventura di Venturini a Ca' Farsetti, il quale ha già un corposo dossier da sottoporre al governatore, a cominciare dalla casa e dal possibile passaggio degli alloggi Ater al Comune. Ma non solo. E il tutto di fronte alla seconda carica dello Stato che annuiva soddisfatto: « C'è una costante. Presidente di regione giovane, sindaco giovane, presidente del Consiglio giovane. È molto bella questa cosa. Il futuro affidato ai giovani va più veloce purché i "grandi" li lascino correre». LE CONSEGNE Non è stato il passaggio di consegne ufficiale (quello avverrà probabilmente domani o sabato), ma certamente la salita di Simone Venturini sul palco del Salone nautico e l'abbraccio con Luigi Brugnaro è un'investitura dalla grande valenza simbolica. Il sindaco uscente dopo 11 anni di amministrazione che incorona idealmente il suo successore. Non delfino, come hanno detto entrambi ("l'unico delfino qui sta in laguna"), ma nuovo protagonista della vita pubblica veneziana. Un protagonista designato, possiamo azzardare, visto il numero di referati di peso che in due lustri ha governato. Venturini, senza fascia tricolore, è stato il vero protagonista della giornata inaugurale del Salone, tormentata da un caldo torrido, reso ancora più infernale dall'umidità che trasudava dal terreno erboso dopo la pioggerella delle 10. Si è preso gli applausi degli invitati, per lo più persone legate in qualche modo all'amministrazione comunale come politici e come rappresentanti di realtà che da essa in qualche modo dipendono. Un intero sottobosco che con il cambio di amministrazione cerca conferme di incarichi personali o di fornitura di servizi in nome della continuità. «Per me è un vero onore e una grande soddisfazione vederlo eletto - ha detto Brugnaro con po' di commozione - e pensare che ho dovuto battagliare per far capire ai partiti l'importanza del suo nome. La città non avrebbe accettato una persona calata dall'alto, come si è visto dall'altra parte. Poi ho dovuto convincere lui ad accettare. Simone non è il mio delfino, è un uomo libero. Sappia che questa è una città dove non esiste riposo per il sindaco. Se vorrà consigli, sono a disposizione, ma adesso farò la mia vita». LO SCAMBIO «Grazie a Luigi - ha risposto Venturini - che ha dato a questa città undici anni della sua vita senza chiedere nulla in cambia e rischiando davvero. Io raccolgo un testimone importante in termini di lavoro fatto e il Salone è uno dei tanti gioielli della sua gestione. Ma il più importante è qualcosa di non visibile, è il rigore dei conti: meno 200 milioni di debito pubblico significa più investimenti per il futuro. Confermo a tutti che il salone continuerà almeno per i prossimi 5 anni e speriamo per i prossimi 10, come tutte le altre manifestazioni e istituzioni della città». Per Brugnaro, ora si apre la riflessione sul futuro, poiché la Russa gli ha detto chiaramente: «Ti aspettiamo a Roma, per qualsiasi cosa tu voglia fare». «Adesso sono nel momento di pensare a quello che ho fatto e passare le consegne a Simone - ha concluso Brugnaro - Esco di scena lentamente e magari vado a piantare l'orto».