Venezia, 29 maggio – Venezia non è triste: è immobile. Perché da anni, anzi da lustri, meglio: da decenni si discute sempre degli stessi problemi, l’overtourism, lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione. Tutti ne parlano e nessuno li risolve, ammesso che sia possibile. Sì, c’era anche l’acqua alta ma almeno quella, al netto di scandali e processi, è stata eliminata perché il Mose funziona, anche se periodicamente si leggono profezie catastrofiche ma forse non catastrofistiche sull’innalzamento delle acque che prima o poi sommergeranno la città, e allora gli unici turisti a Venezia saranno i sub.

Il passaggio di consegne tra Luigi Brugnaro e Simone Venturini

Per il momento, la situazione è quella che tutti vedono: calli e campielli saturati da folle in ciabatte e rutto libero che spendono poco e spandono rifiuti, rumore e inciviltà, con i pochi veneziani superstiti assediati come a Famagosta o a Candia (poi basta svoltare un angolo, uscire dalle rotte più congestionate e ritrovi subito la bellezza sfatta, sublime e silenziosa della città più bella del mondo, compresi gli ultimi bacari “veri” di cui ci scambia l’indirizzo con fare carbonaro, che non si spanda la voce altrimenti ce li ritroviamo pieni di foresti che bevono il cappuccino sulle sarde in saor).