Come è allegra Venezia. Un Simone Venturini, nuovo sindaco, vale più di Vannacci e Mestre più del Lido. Viene travolto dall’acqua alta il racconto funebre sulla città: la Biennale, la Fenice, gli orchestrali in rivolta, perché, dice Guido Moltedo, direttore di Ytali, la “rivista plurale” che sarebbe piaciuta a Brodskij, “il voto contro la comunità bangla, pesa più dell’abbonamento del melomane”. Arriva a sorpresa la vittoria di Venturini, assessore di Brugnaro, “il ragazzo di Marghera”, e non è vero che solo l’informazione non ha capito. Anche la destra aveva già dato per persa Venezia e la Lega qui scende al 4 per cento, FI scompare quasi. Meloni aveva spedito un video e Salvini è venuto ma per Buttafuoco. Venturini è di centro, ex consigliere dell’Udc. Ha vinto Pier Ferdinando Casini.Era data per persa questa Venezia che da due mesi è la città di russi e della vodka, della direttrice, anzi, “chiamatemi direttore”, ordinava Beatrice Venezi, dimissionata e dimessa dalla Fenice con la sua maledizione a futura memoria: “Sono stata usata”. Si incrocia a Venezia il tormento della destra (ma anche quello di sinistra), la mancata candidatura di Luca Zaia, che si è inventato il Fienile, il podcast di successo che piace a Marina Berlusconi, a cui avevano proposto ogni cosa: sindaco, presidente dell’Eni, deputato, e lui, sempre: “No”, perché come Re Leone vuole attendere, riflettere, capire cosa sarà la Lega e che intanto diserta il ritiro in montagna organizzato da Salvini per fare squadra: né Giorgetti, né Zaia, né Fontana… chi ci va a pregare con Salvini? Racconta Moltedo, che a Venezia ha scelto di viverci, che “chi abita a Favaro, la terraferma di Venezia, non si cura delle polemiche sulla Biennale o della Fenice. Non paga vedere una sinistra che fa i volantini in lingua bangla mentre ha una sua rilevanza la paura di sedersi in un bus e vedere che non c’è più un operaio italiano intorno”.E’ la solita storia delle due Venezie, anzi, scriveva, Guido Piovene, delle tre, di un popolo, il veneto, che “estetizza se stesso, la sua tristezza, i suoi disagi”. Venturini è stato consigliere comunale dell’Udc e durante la sua campagna ha scelto di contestare la decisione del suo ex sindaco, la costruzione di una moschea. Si sono divisi anche i due quotidiani della città. Il Gazzettino ha preso posizione e tutti hanno semplificato: “Sta con Venturini”, mentre la Nuova Venezia, dell’editore Marchi, non ha risparmiato nulla a Brugnaro che evidentemente è riuscito ad assemblare una giunta di livello se è vero, come sembra vero, che viene riconfermata in blocco, a eccezione di una figura. Il capogruppo di Venturini è under 30, Andrea Baretta, e lo solo almeno altri tre. E’ la lista di Venturini che trascina (oltre il 30 per cento) dunque il centro che manca alla destra, quello civico alla Lupi, alla Brugnaro, ancora meglio se ci fosse anche Calenda. E’ il centro che manca ancora alla sinistra che si sta facendo scappare Picierno, Delrio, tutti sul battello dell’ignoto. Quando Meloni ha visto le proiezioni ha scritto a Speranzon, il segretario regionale di FdI, “che vincere al primo turno sarebbe mondiale” e dopo con un pizzico di civetteria: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. A sera ha telefonato a Venturini complimentandosi e promettendo che viene presto. Anche l’ultimo sondaggio di Venezia Today dava avanti Andrea Martella, senatore del Pd, il Mozart del partito, che pagherebbe l’astensione, che ora favorirebbe la destra.E’ chiaro che si ammacca l’idea della gioiosa macchina da guerra, la cavalcata della sinistra a Palazzo Chigi, e che dove vince, si vince con le manacce di Vincenzo De Luca, la coppola di Vladimiro Crisafulli e tutti e due senza simbolo del Pd tanto da dire, come dice Crisafulli, con ironia: “Il Pd che non ci ha dato il simbolo? Ha fatto benissimo. Così abbiamo preso più voti”. Nel riflesso ci vedono tutti l’accelerata per la legge elettorale, chi pensa, al governo, che aver preso “la sberla al referendum alla fine ha fatto bene. Ci ha riportato con i piedi per terra”. L’onda di sinistra si è già abbassata tanto che Paola Taverna parla di risultati “in chiaroscuro” che nella lingua di Conte significa l’alleanza traballa. Salvini sorride ma è amaro, come Tajani che a Venezia è al 2 per cento. Trionfa l’idea che fa grande la destra al nord, la conservazione, la mitezza che oggi interpreta questo sindaco sorpresa, il Casini della Laguna.
Il Casini di Venezia. La destra riscopre i civici alla Venturini, ex Udc. Giù Lega e FI. Meloni guarda al centro
La vittoria a sorpresa del "ragazzo di Marghera", con una destra che aveva già dato per persa la città. Vince la mitezza centrista, la Lega scende al 4 per cento e Forza Italia quasi scompare. Moltedo, direttore della rivista Ytali: "I veneziani non si curano delle polemiche sulla Biennale o della Fenice. Non paga vedere una sinistra che fa i volantini in lingua bangla"











