Vista da Roma quella di Venezia sembra quasi una battaglia (già) persa, la cronaca di una disfatta annunciata. O almeno è quello che nella maggioranza, a Montecitorio, da qualche giorno hanno cominciato a pensare in molti: “Il rischio, purtroppo, è concreto”. All’orizzonte ci sono le partire di Roma, Milano e Bologna, i segnali non sono incoraggianti. In Laguna intanto, tra Beatrice Venezi e Biennale, s’è arenato il disegno culturale sovranistra. La Lega, che in Veneto è padrona di casa, s’arrabbia. E non è passata inosservata la timidezza della destra “romana” nel sostenere il civico Simone Venturini contro il dem Andrea Martella. Sul fronte opposto invece i leader d’opposizione fanno la spola tra Roma e Venezia.Da una parte la continuità, Venturini è assessore uscente della giunta Brugnaro (al governo da oltre 10 anni) e ha aggiunto al centrodestra pezzi di centro. Dall’altra Martella, la novità, che guida una coalizione ampia: dal Pd a Rifondazione comunista, passando per Conte e Renzi, convinti che è in arrivo un’altra scoppola per la Meloni. Dice al Foglio Martella: “A Venezia la destra ha fallito. La città ha perso servizi, opportunità e popolazione. Il nostro è un progetto di cambiamento”. Che si muove su varie direttrici: “Tra le nostre priorità ci sono il governo del turismo e le politiche abitative, per affrontare lo spopolamento”. Gli abitanti del centro storico, per dire, continuano a diminuire: sono circa 47 mila, un trend che va avanti da anni. Ma c’è anche il tema sicurezza. “Che – prosegue Martella – vogliamo affrontare con un nuovo modello, affiancando al controllo e al presidio del territorio una maggiore attenzione sociale. Franco Gabrielli ci darà una mano”. E’ un programma che Venturini sfida a partire dall’economia: “Vogliamo una città capace di attrarre investimenti, che cresce e che possa vivere non solo di turismo”, spiega al Foglio. “Per farlo c’è bisogno di un’amministrazione che non sia ostaggio di centri sociali ed estrema sinistra. La sicurezza è un’altra priorità, insieme alla riqualificazione, soprattutto della terra ferma, avendo bene a mente il rispetto del paesaggio. E poi il tema dell’abitare sarà centralissimo”.Ieri da queste parti per Martella è arrivato Conte, oggi sarà il giorno di Renzi e poi toccherà (di nuovo) a Schlein. Venturini s’è accontentato di un video di Giorgia Meloni. Nei giorni scorsi si è fatto vedere il ministro del Turismo Mazzi ed è in arrivo Salvini. Ma l’attivismo della sinistra ha un’altra intensità, la destra s’è vista poco. “Penso sia giusto così”, non fa drammi Venturini. “E’ una contesa locale. E’ la sinistra che ha bisogno di Schlein e Conte per nascondere le divisioni sul programma”. Come che sia, nelle prossime ore sbarcherà a Venezia anche Alessandro Giuli, dopo le polemiche infuocate con l’amico Pietrangelo Buttafuoco (i due dovrebbero avere un confronto) sulla partecipazione russa alla Biennale. Un caso che rischia di ripiombare un’altra volta sulla campagna elettorale, come una grande incognita. O una zavorra per la destra. Ne è convinto Martella: “Non c’è dubbio che tutto questo abbia inciso, paghiamo 11 anni senza un assessore alla cultura. Sulla Fenice si è consumata una vicenda molto negativa. Lavoreremo per riallacciare i rapporti tra teatro e città”. E sulla Biennale? “E’ stato un inaccettabile cortocircuito a destra, Venezia non può essere oggetto di rese dei conti nel governo. Ho stima di Buttafuoco, ma era necessario trovare un punto di equilibrio. La Biennale – attacca – andava tenuta fuori dalle dinamiche della maggioranza”. Venturini invece deve far di conto, esorcizzare, e sulla polemica Giuli-Buttafuoco dice: “Farne a meno sarebbe stato meglio. Capita ogni tanto ai governi, e non solo a questo, di non coinvolgere le amministrazioni locali nelle loro scelte. Non penso che i veneziani voteranno su quanto accaduto alla Biennale, ma in base a programmi e proposte”. Il candidato del centrodestra lo pensa, o forse lo spera.Del resto, proprio parlando con questo giornale, il politologo Giovanni Orsina ha ridimensionato la faccenda, spiegando che l’egemonia della destra non s’è mai schiantata in Laguna. “Nulla è finito perché nulla è mai cominciato”. Mentre il sondaggista Livio Giugliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, la mette così: “Quella di Venezia è prima di tutto una elezione locale. I temi nazionali contano, ma fino a un certo punto. Saranno molto sfumati”. E tuttavia i leader di opposizione si stanno impegnando parecchio. “Il campo largo cerca di mostrarsi unito, e le amministrative sono un’occasione per farlo. Tanto più in questa fase, nel post referendum e mentre sono impegnati nella faticosa costruzione delle coalizione. E poi – conclude Gigliuto – è nella tradizione del centrosinistra puntare su amministrative e sindaci”.