Domenica prossima si torna al voto in 626 comuni. Per coincidenza saranno due mesi dalla vittoria del No al referendum sulla giustizia. Qual è lo stato di salute delle due coalizioni? La Destra appare ancora frastornata tra ministri fuori registro, piccole e grandi bagarre, petardi che le esplodono in mano pressoché quotidianamente. L’effetto Trump impedisce a Giorgia Meloni di ripresentarsi con baldanza sul piano internazionale. Di qui alla fine della legislatura la Destra non ha, ad ogni evidenza, scadenze che possano indurla a sperare in qualche occasione di rivincita. Anche le successive elezioni amministrative saranno un calvario. Stesso discorso vale per gli appuntamenti economici. Forse Meloni ce la farà a battere il record di permanenza a Palazzo Chigi. Ma a duro prezzo. I sondaggi, danno la sua compagine in difficoltà, sia pure, al momento, non in dimensioni catastrofiche.

E la Sinistra? Non si può dire che abbia approfittato di questi due mesi per un rilancio degno di questo nome. L’onda emotiva della vittoria referendaria si sta dissolvendo. Non si è capito se i seguaci di Schlein, Conte e Avs vogliano cogliere l’occasione del vantaggio annunciato dai sondaggi di cui s’è detto, o, cosa più probabile, punteranno soltanto a impedire la vittoria della Destra. Per poter entrare in un nuovo Parlamento dove ognuno farà quel che crede.In un primo momento, su spinta del leader M5S, le opposizioni sembravano intenzionate a procedere alle primarie per indicare fin da ora chi sarà il candidato a Palazzo Chigi. Poi si sono ricredute e hanno annunciato che prima avrebbero presentato un programma. Alla cui stesura, però, si comincerà a lavorare in autunno.