La presidente del Consiglio ha ormai come ottica quella di difendersi senza correre rischi, ma mancano proposte in grado di mobilitare l’elettorato. Cambiare sistema in favore di un proporzionale con premio di maggioranza e programma comune di coalizione è indubbiamente una via rischiosa ma che offrirebbe alla leader dei vantaggi e che può essere l’ultima carta che le è rimastaSe Giorgia Meloni fosse una studentessa, si direbbe che si è messa nel regime del minimo indispensabile, con l’unico obiettivo di evitare la bocciatura a fine anno. È questo il giudizio che emerge dal dibattito parlamentare della scorsa settimana. La premier si è difesa, ma senza rilanciare sull’azione di governo. Ha messo in cantiere il piano Casa e la legge sul nucleare, che sono politiche ragionevoli ma non tali da spostare voti. Continua l’attenzione alla politica di bilancio, con l’idea di Per continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo CastellanipolitologoLecturer presso la LUISS School of Government e docente di storia delle istituzioni politiche presso la LUISS Guido Carli. I suoi ultimi libri sono L’ingranaggio del potere e Sotto scacco.
La legge elettorale è l’unico margine di manovra per Meloni
La presidente del Consiglio ha ormai come ottica quella di difendersi senza correre rischi, ma mancano proposte in grado di mobilitare l’elettorato. Cambiare sistema in favore di un proporzionale con premio di maggioranza e programma comune di coalizione è indubbiamente una via rischiosa ma che offrirebbe alla leader dei vantaggi e che può essere l’ultima carta che le è rimasta










