Parla il neosindaco Simone Venturini, eletto al primo turno con una coalizione di centrodestra allargata al centro. «La mia lista ha intercettato chi non avrebbe votato i partiti. È un modello replicabile». Sui dossier aperti: legge speciale, MOSE, portualità. E sulla terraferma: «Marghera va reindustrializzata, approfittando del reshoring».

Sindaco Venturini, cosa ha vinto davvero? Un progetto, un’idea civica, un modo di intendere la politica sul territorio?

«Secondo me ha pagato un vero atteggiamento programmatico, una coalizione coesa e soprattutto una figura di candidato conosciuta, sostanzialmente sovrapponibile alla città: ero in aderenza alla città, l’ho vissuta, c’ero. E questo sì, ha pagato».

La sua lista personale ha fatto enormemente di più dei partiti. Che segnale è?

«C’è un trend ormai consolidato per cui la lista del sindaco traina in tutte le elezioni. Nel mio caso probabilmente c’è stato anche un fattore di gente che altrimenti non sarebbe andata a votare i partiti e che ha scelto di votare la figura di un candidato più civico. È proprio questo lo scopo delle candidature civiche: intercettare voti che non sono organici a un partito. A livello comunale la gente vota la persona più che l’idea, e la lista civica diventa lo strumento per registrare un apprezzamento alla proposta del candidato».