La Repubblica si avvia a compiere ottant’anni, e lei sta bene, come istituzione: è la politica che sta male.
Come scrivono Giuliano Amato e Giovanni Tarli Barbieri nel recente saggio “Le stagioni della Repubblica” (Il Mulino), «la nostra è una Costituzione forte a fronte di un sistema politico debole». E ogni giorno ve n’è una conferma.
Nel bipolarismo finto e traballante, ogni partito mostra segni di sfilacciamento, ciascuno a modo suo, fino a giungere al paradosso grottesco di una piccola formazione come Più Europa che vede il suo presidente Matteo Hallissey occupare la sede del partito e il segretario Riccardo Magi che tira dritto.
Ma, per venire a cose più serie, il sistema politico sta offrendo in queste ore uno spettacolo desolante sul terreno più importante di tutti, la politica estera, segnatamente la questione dell’imperialismo russo. Ci sarebbe voluta una presa di posizione unanime più o meno sulla linea espressa dalla presidente del Consiglio che, sul drone russo piovuto su Galați, in Romania, ha parlato di «attacco gravissimo». E invece abbiamo assistito al solito silenzio di Matteo Salvini, per non parlare della vergognosa difesa di Mosca da parte di Roberto Vannacci, per il quale in sostanza il drone sul cielo rumeno l’ha scagliato l’Ucraina. Quest’ultimo è un mattoide che la spara e la sparerà sempre più grossa per ingraziarsi il Cremlino, con tutto ciò che questo può portare, e per lavorare ai fianchi una Lega esausta.














