Giusto festeggiare gli 80 anni della Repubblica. Inevitabile che forti dosi di retorica punteggino celebrazioni spesso ridondanti. Utile se si coglie l’occasione per riflettere su alcuni passaggi della nostra storia e per fare un bilancio di questi 8 decenni di vita repubblicana. Ma soprattutto è indispensabile guardare avanti, uscendo dalla doppia trappola, quella del passato come nostalgia unificante e quella del passato come permanente fattore di polarizzazione divisiva.

Questi 80 anni di storia italiana sono stati pieni di luci, ma non sono certo mancate le ombre. Rispetto al 2 giugno del 1946 il Paese è certamente più ricco, più moderno, più evoluto. Ma allo stesso tempo più depresso, più disincantato, più disamorato della cosa pubblica, sempre meno convinto della concreta capacità della politica di incidere e migliorare la propria condizione di vita, come dimostra il crescente astensionismo elettorale. Ha attraversato momenti di straordinaria vitalità – politica, economica, sociale, culturale – e periodi di drammatica oscurità, dagli anni di piombo alle stragi mafiose, dalle crisi economiche alla degenerazione del rapporto tra magistratura e politica, fino ai tanti nodi irrisolti del sistema politico e istituzionale.