Lo scaffale
Mario Lavia
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Ottant’anni. Li dimostra, la nostra Repubblica? Regge bene? O cigola? «Occorre chiedersi se la nostra democrazia, che è riuscita a radicarsi e a prevalere contro chi la contrastava, sia riuscita anche a resistere, correggendo le pratiche che attualmente la affliggono: patologie politiche assai più che istituzionali» giacché «la nostra è una Costituzione forte a fronte di un sistema politico debole». Così si legge nel bel volume scritto da Giuliano Amato e Giovanni Tarli Barbieri “Le stagioni della Repubblica” (Il Mulino), un agile compendio critico della vicenda istituzionale di questi otto decenni. Innanzitutto, il libro si fa apprezzare per la chiarezza sia – ma non v’era dubbio – di Amato che del costituzionalista Tarli Barbieri (i due scrivono i capitoli separatamente), così che qui si trovano spiegati i grandi problemi politici e costituzionali e i nodi che connotano questa fase della vita della Repubblica.
Ed è forse in questa frase dell’introduzione che si ritrova il senso del libro: «Fu detto che eravamo passati dalla democrazia parlamentare alla democrazia dei partiti. In realtà la democrazia parlamentare ha funzionato al meglio sino a quando non si sono ammalati, fino a essiccarsi, i vecchi partiti». La storia è lunga e non può che partire dalla Assemblea Costituente. Già lì si ritrovano elementi decisivi per il dibattito odierno, giacché – osserva Amato – in quella sede «si finì per non adottare alcuna cura energica a garanzia della stabilità»: col passare del tempo si è visto che il problema non è stato risolto. Se ne discusse ancora, anche in frangenti drammatici (la fine della presidenza Cossiga) e poi con la Bicamerale D’Alema e con le varie proposte degli ultimi anni.






