Per comprendere lo stimolante volume scritto a mani alternate da Giuliano Amato e Giovanni Tarli Barbieri (Le stagioni della Repubblica, Bologna, Il Mulino, 2026) è opportuno soffermarsi in primo luogo sul significato del sostantivo stagioni, che non è soltanto quello dei periodi in cui è suddiviso l'anno solare, ma che è sinonimo di momento, stadio, fase, ciclo, tempo, epoca con un carattere che spesso sfocia dal descrittivo al taglio teleologico.
Tralasciando le teorie dei cicli nella storia, la specifica letteratura italiana sulle stagioni della Repubblica in Italia è ampia e - di solito - esplicitamente orientata, come certificano ad es. le opere di Eugenio Scalfari (L'autunno della Repubblica: la mappa del potere in Italia, Milano, Etas Kompass, 1969), di Alberto Ronchey (L'inverno della Repubblica, in Il sistema disintegrato, a cura di A. Lombardo, Milano, SugarCo, 1977, pp.209-226), di Alberto Sensini (L'inverno della Repubblica: viaggio nel dibattito delle istituzioni, Milano, SugarCo, 1983) ed infine di Maurizio Viroli (L'autunno della Repubblica, Roma-Bari, Laterza, 2016).
Amato e Tarli hanno, invece, ideato un’opera di storia costituzionale, meglio di storia della Costituzione repubblicana. Essi non sono caduti nel tranello teleologico e interpretano stagioni come fasi e/o periodi, collegando la validità valoriale del testo costituzionale alla dinamica concreta della situazione storico-spirituale del costituzionalismo liberal-democratico. Gli Autori periodizzano dunque la storia della Repubblica sia all’interno di quella costituzionale italiana sia di quella, più vasta, del costituzionalismo.







