In una summa di eccezionale ampiezza (Le istituzioni della Repubblica italiana 1946-1994, il Mulino, pp. 746, euro 65) Guido Melis ripercorre le vicende che hanno contraddistinto i rapporti tra istituzioni e società italiana per quasi un cinquantennio: dalla Costituente alle elezioni del 27-28 marzo 1994 vinte da Berlusconi. E non perché acceda alla scorretta quanto vulgata denominazione di Prima Repubblica.
A RIGORE SEMMAI si può ritenere una «prima fase», a sua volta scandita da periodi che attestano alti e bassi, cambiamenti speranzosi e fratture insanabili. Nella premessa traccia un quadro politico generale ripartito in sei tempi. All’inizio prevalse la linea di De Gasperi, che capeggiò cinque esecutivi. Ai quali fece seguito una fase precaria che si tentò di superare tentando, nel ’53, di introdurre la cosiddetta legge truffa – attributo di efficace presa da ascrivere non si sa se a Piero Calamandrei o a Giancarlo Pajetta o, stando a Montanelli ad una battuta del ministro proponente Mario Scelba – al posto della proporzionale. Bocciata sonoramente alle urne l’azzardata proposta, si aprì una fase di stallo che si protrasse, tra contrasti e tensioni, fino al 1978, cioè all’assassinio di Aldo Moro. Il contraccolpo fu un’alleanza tra democristiani e socialisti come asse di diverse formule. Dagli anni Novanta si assiste a una successione di governi emergenziali fino alla discesa in campo di Berlusconi e all’approssimativo presidenzialismo da lui incarnato.






