No, non è stato un anno da incorniciare e Sergio Mattarella non certifica ciò che non è stato. Ma le energie, generazionali valoriali e culturali, per rovesciare le difficoltà ci sono tutte. L'Italia è già stata una volta in grado di compiere il miracolo, è storia. E' successo ottant'anni fa. Proprio sul filo del bilancio di questi otto decenni, iniziati il 2 giugno 1946 con i Referendum istituzionale e l'Assemblea Costituente, si snoda il racconto che il Capo dello Stato affida a questo undicesimo messaggio di fine anno. Un quarto d'ora, in piedi davanti alla scrivania dello Studio alla Vetrata, soprattutto un particolare: un manifesto che riproduce una copertina di un settimanale di anni fa, "Tempo", uscito dopo il referendum. Il volto di una giovane donna sorridente, un po' genere "poveri ma belli" un po' già signorina grandi firme. Era la segretaria di redazione. Da allora è il volto della Repubblica. "Si chiude un anno non facile" esordisce il Presidente, "tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore".